Tutori e ortesi

Ci occupiamo di ortesi per correggere, prevenire e curare disfunzioni, patologie congenite o acquisite che riguardano l’apparato locomotore e gli organi di sostegno e di movimento.
Per le patologie lievi, scegliamo le migliori ortesi tra quelle realizzate in serie e le personalizziamo per le specifiche esigenze del paziente.
Per le patologie più importanti produciamo invece ortesi su misura, il nostro orgoglio.

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PALESTRA RIABILITATIVA

Cinque sale prova e una palestra di oltre 100 mq allestita per effettuare valutazioni, testare le ortesi e simulare situazioni quotidiane.

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SERVIZIO VALUTAZIONE ORTESI

Grazie ai servizi  S.V.O. siamo in grado di farti provare una serie di tutori e ortesi test per guidarti nella scelta del presidio più adatto per te e per le tue esigenze.

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6 TECNICI ORTOPEDICI SPECIALIZZATI

Due tecnici ortopedici che lavorano per ragazzi affetti da scoliosi. Quattro tecnici ortopedici che lavorano per pazienti che necessitano di tutori e docce per arto.

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SCANSIONE LASER

Utilizzando uno scanner 3D riusciamo a realizzare il calco del segmento corporeo interessato senza utilizzare fastidiose bende gessate. 

Percorso riabilitativo tutori e ortesi

Valutazione

E’ sicuramente la fase più importante: quella in cui il tecnico entra a contatto con la persona e cerca di capirne le esigenze e le potenzialità.

Dopo una attenta valutazione funzionale ed emotiva e dopo aver esaminato tutti gli aspetti esterni alle condizioni del paziente, si definiscono gli obbiettivi da raggiungere.La valutazione può coinvolgere, oltre ai tecnici ortopedici, anche i medici ed i fisioterapisti. Per alcuni tutori è possibile usufruire del Servizio Valutazione Ortesi gratuito ovvero S.V.O., che ti permetterà di testare immediatamente i risultati ottenibili.

Realizzazione ortesi o tutore

Questa fase può essere articolata in più incontri.

In un primo momento verrà rilevato il calco del moncone tramite scansione laser oppure ricorrendo alle classiche bende gessate. Successivamente, verrà realizzato una ortesi provvisoria per valutare l’adattabilità morfologica ed alcune funzionalità.

L’ortesi verrà successivamente assemblata per cominciare la fase di carico e/o di utilizzo.

Dopo aver raggiunto il primo obbiettivo, l’ortesi potrà essere provata dal paziente al fine di apportare i correttivi conclusivi.

Addestramento all’uso

Fondamentale per i tutori funzionali di arti inferiori, l’addestramento all’uso è quello che fa la differenza tra avere una macchina sportiva e farci il giro del palazzo e avere una macchina sportiva e saperla guidare in pista, conoscerne le prestazioni ma anche i limiti, conoscere come affrontare una curva o una difficoltà ma anche saper rallentare per poter entrare in traiettoria. Anche in questo caso possiamo avvalerci dell’intero staff – compresi i fisioterapisti – affinchè vengano rinforzati o corretti atteggiamenti sbagliati che possono inficiare sulla riuscita della ortesi.

Post realizzazione

Alla consegna dell’ortesi verranno programmati 3 incontri a 30, 60 e 180 giorni per ben monitorare l’andamento della soluzione adottata.

Al di là di questi incontri, saremo sempre al tuo fianco per consigli, sistemazioni o per provare nuovi componenti.

Approfondimenti e consigli

IL TRONCO

Il tronco è il segmento centrale del corpo in cui si inseriscono gli arti inferiori e superiori e su cui poggiano testa e collo. Si tratta di una regione del corpo umano per la quale possiamo distinguere una parte anteriore (torso o busto) e una parte posteriore (dorso o schiena) che, insieme, vanno a formare il torace.

IL TORSO

Il torso, anche detto busto, è la sezione dell’organismo umano che si estende, anteriormente, tra il collo e la vita; essa si oppone strutturalmente al dorso o schiena, la parte compresa tra la nuca e la sommità dei glutei. Il torso è il vero centro pulsante del corpo umano: in esso si raccolgono infatti organi vitali, importantissime ossa e numerosi muscoli. Tra le ossa ricordiamo la presenza delle clavicole e della gabbia toracica, quest’ultima formata dalle costole e dallo sterno:
– Le clavicole [dal latino clavicula, ae, nel significato di piccola asta] sono due ossa di medie dimensioni posizionate orizzontalmente nella parte più alta del torso; si collegano esternamente ciascuna ai corrispondenti scapola e omero, mentre internamente entrambe giungono allo sterno. Le clavicole sono parte integrante dei cingoli scapolari, complesse articolazioni aventi la funzione di sorreggere e muovere le spalle attraverso il moto coordinato delle tre ossa che li compongono (appunto le clavicole, ma anche gli omeri e le scapole); è importante infine dire che sono pochissimi gli animali dotati di clavicole: la maggior parte di essi non è infatti in grado di compiere il tipico movimento di rotazione del braccio umano, il quale è permesso dalla presenza di queste due fondamentali ossa.
– Lo sterno [dal greco sternon, che sta per largo, disteso] è l’osso centrale anteriore della gabbia toracica: ad esso si collegano tutte le altre ossa del torso (escluse le costole fluttuanti). Lo sterno è un osso piatto, da cui il nome, che serve come protezione al timo e soprattutto al cuore, organi basilari delle circolazioni linfatiche e sanguigna, i quali si trovano più in profondità nel torace rispetto ad esso.
– Le coste [dall’antico slavo kosti, significante osso], in numero di 24, sono una serie di ossa curve che partono dalle vertebre toraciche e, dopo un largo giro, giungono a congiungersi allo sterno: esse sono le componenti fondamentali della gabbia toracica. Le coste sono essenziali per compiere i due movimenti della respirazione: avvicinandosi tra loro danno luogo all’espirazione, mentre allontanandosi fanno avvenire l’inspirazione. Le prime 7, articolate direttamente con lo sterno, sono dette coste vere, dall’ottava alla decima sono dette coste false, raggiungono infatti lo sterno solo dopo essersi fuse con la settima costa, l’undicesima e la dodicesima sono dettecoste fluttuanti, non sono infatti articolate con lo sterno e durante la respirazione seguono movimenti propri.

I MUSCOLI

I muscoli che permettono il movimento del torso sono numerosi: tra essi ricordiamo i grandi pettorali, i piccoli pettorali, i muscoli intercostali, i dentati ed il diaframma.
– I grandi pettorali sono i più estesi muscoli del torso: essi si uniscono, simmetricamente, allo sterno, alle clavicole e agli omeri; fanno dunque parte del cingolo scapolare, in quanto servono al movimento delle spalle e delle braccia in avanti. I loro muscoli concorrenti, gli infraspinati, si trovano invece nel dorso e servono per il movimento esattamente opposto delle braccia.
– I piccoli pettorali e i muscoli intercostali sono al pari del diaframma muscoli essenziali per la respirazione, in quanto causano contraendosi l’espirazione e distendendosi l’inspirazione. I primi sono collegati alle clavicole e alle costole e vengono totalmente nascosti alla vista dai grandi pettorali, mentre i secondi sono molto numerosi e si trovano tra costola e costola, anch’essi in posizione poco visibile.
– I dentati sono dei piccoli muscoli situati simmetricamente rispetto allo sterno nei punti estremi del torso, direttamente sotto le ascelle. Il rilasciamento dei muscoli dentati permette l’aumento di volume in profondità della cassa toracica, e quindi l’inspirazione; viceversa la loro contrazione causa l’espirazione, provocando una diminuzione del volume toracico.
– Il diaframma è un muscolo interno alla gabbia toracica, esteso orizzontalmente alla base di essa da una parte all’altra; la sua funzione è duplice: principalmente i suoi movimenti permettono la respirazione (nel particolare, la sua contrazione permette l’inspirazione ed il suo rilassamento l’espirazione), siccome causano aumenti e diminuzioni del volume polmonare, ed in secondo luogo esso serve da divisione tra gli organi del torace (cuore, polmoni) e quelli dell’addome (stomaco, fegato, intestino ecc.). Nel busto si trovano anche organi appartenenti al sistema linfatico e circolatorio quali il cuore ed il timo; e anche alcune parti dell’apparato respiratorio e di quello digerente, come i polmoni, la trachea, i bronchi e l’esofago. Patologie relative al torso. In quanto formato da numerose e differenti sezioni, è impossibile parlare di malattie che colpiscono il torso in generale.

IL DORSO

La schiena, anche chiamata dorso, è la parte posteriore dell’organismo umano; il suo limite superiore è costituito dal collo, mentre i glutei stabiliscono con chiarezza quello inferiore. L’etimologia della parola schiena è da ricercarsi nel longobardo skena, termine che appunto indicava, presso gli antichi popoli germanici, la suddetta parte del corpo umano. Lo scheletro della schiena, importante oltre che per il movimento di essa per il sostegno dell’intero organismo, è formato da due parti fondamentali: la colonna vertebrale e le scapole

LA COLONNA VERTEBRALE

Ciò che favorisce in modo determinante la stazione eretta è la colonna vertebrale, o spina dorsale, costituita da 33 ossa (vertebre) che si articolano una sull’altra: dall’alto in basso 7 sono le vertebre cervicali, 12 le toraciche (o dorsali), 5 quelle lombari, 5 le sacrali e 4 le coccigee. Mentre le ultime 9 nell’adulto sono in genere fuse tra loro, le altre 24 sono mobili e “ammortizzate” una con l’altra grazie a particolari formazioni cartilaginee chiamate dischi intervertebrali. Intorno alle vertebre vi sono robusti legamenti con forti e grandi masse muscolari tanto da formare un’ampia superficie che, dal collo al sacro, viene chiamata “schiena”. Importanti sono anche le cosiddette “curve” della spina dorsale, cioè la lordosi cervicale, la cifosi dorsale, la lordosi lombare, la cifosi sacrale, ben visibili con una radiografia dell’intera colonna (dal lato destro o sinistro) e con un esame clinico particolarmente attento alle posizioni che una persona assume quando è ferma in piedi oppure mentre cammina. Queste quattro curve alternate sono le principali responsabili dell’elasticità e della solidità della colonna, infatti recenti studi di ingegneria applicati alla comprensione del corpo umano hanno dimostrato che se una spina dorsale si presentasse in linea retta sarebbe ben diciassette volte meno robusta e mobile del normale, infine tutte le vertebre possiedono un loro foro, chiamato intervertebrale, dove passa il midollo spinale, cioè l’insieme dei nervi che collegano ogni parte del corpo al cervello permettendo così a questo di ricevere informazioni e di dare loro conseguenti “risposte”. La stabilità dell’intero cor-po, il sostegno della testa (pe-sante in media otto chili) e delle spalle, la forma del torace, la protezione del midollo spinale, la capacità di assorbire carichi e forze esterne, sono tutte funzioni della colonna vertebrale. Fra queste la più importante è quella di permettere, nonostante tutto l’insieme possa apparire alquanto rigido, gran parte dei movimenti che caratterizzano l’uomo attraverso una notevole elasticità e flessibilità. Vediamo allora quali sono le azioni dei tre tratti mobili della colonna. Tratto cervicale. Le 7 vertebre di questa parte della colonna permettono di sostenere il capo e i suoi movimenti rotatori, flessori ed estensori. Dunque grazie alla colonna cervicale è possibile allargare il campo visivo degli occhi guardando in basso, in alto, dietro, a destra e a sinistra. Inoltre è da queste vertebre che escono i nervi (provenienti dal midollo spinale e prima dal cervello) che comandano i muscoli delle spalle con l’arto superiore fino alla mano. Tratto dorsale. In gran parte delle vertebre dorsali si articolano le costole e si inseriscono alcuni importanti fasci del muscolo diaframma. Il trattodorsale allora compartecipa in modo sostanziale al vasto e complesso movimento della respirazione tanto che persone affette da “dorsalgie” spesso riferiscono di non riuscire a respirare profondamente. D’altro canto ogni medico sa che alcuni dolori dorsali a volte possono essere considerati veri e propri segnali di allarme di malattie polmonari quali pleuriti o broncopolmoniti, da escludere quindi (o confermare) sempre attraverso l’esame clinico dei polmoni con una radiografia del torace. Infine (grazie soprattutto ale ultime vertebre in prossimità del tratto lombare) la colonna dorsale permette le rotazioni, le flessioni e le estensioni di tutta la schiena. Tratto lombare. La parte lombare della colonna, strettamente ancorata al bacino, con le sue vertebre particolarmente robuste sostiene tutta la spina dorsale (quindi il corpo in generale) e, nonostante sia poco mobile, “non si sta in piedi” se questa non svolge la sua funzione di “stabilizzazione” del bacino attraverso movimenti anche millimetrici di una vertebra con l’altra. Mentre si cammina questo vero e proprio “centro” corporeo (regge grandi strutture legamentose, ossee, muscolari, vascolari, nervose) aiuta il basculamento del bacino e contribuisce in modo determinante alla formazione del “baricentro”, impedendo così la perdita dell’equilibrio.

LE SCAPOLE

Le scapole, una coppia di ossa piatte e triangolari posizionate simmetricamente rispetto alla colonna vertebrale nella parte alta della schiena, sono elementi costitutivi dei cosiddetti cinti o cingoli scapolari, due gruppi di tre ossa ciascuno (una scapola, un omero e una clavicola) aventi la funzione di muovere le spalle e quindi gli arti superiori. Oltre a ciò, le scapole forniscono una resistente protezione ossea ai polmoni, che si trovano più in profondita rispetto ad esse, e all’intera schiena. :: Nonostante la sua vasta estensione, solo cinque sono i muscoli che ricoprono la schiena, anch’essi molto ampi: il trapezio, i grandi dorsali e gli infraspinati. Il trapezio è il grande muscolo trapezoidale che si estende dalla nuca alla penultima vertebra toracica, unendosi tramite i tendini alle clavicole e alle scapole. Il suo ruolo è quello di muovere le spalle e la testa, facendo alzare ed abbassare ognuna di queste parti; ad una contrazione del trapezio corrisponde perciò un movimento all’indietro del capo ed un innalzamento delle spalle e, com’è ovvio, ad una sua distensione corrispondono moti opposti. I grandi dorsali sono i più grandi muscoli della schiena, e contemporaneamente alcuni dei più grandi dell’organismo umano: essi la ricoprono infatti per tutta la sua lunghezza, dall’osso sacro, formato dall’unione di tutte le vertebre sacrali, alle vertebre toraciche, estendendosi fino alle ascelle. Essi si possono considerare i muscoli antagonisti degli addominali: infatti, mentre questi ultimi si contraggono incurvando la schiena in avanti, essi si distendono; contrariamente, quando gli addominali si distendono, il movimento contrattorio dei grandi dorsali fa sì che la schiena si raddrizzi o curvi all’indietro. Gli infraspinati sono due muscoli simmetrici come i grandi dorsali, ma si trovano poggiati sulle scapole poco più sotto del trapezio. I tendini collegano questi due importanti muscoli con gli omeri corrispondenti, cosicché ad ogni loro contrazione corrisponda un movimento all’indietro del braccio e ad ogniloro rilassamento, invece, uno in avanti. :: Al contrario del sistema linfatico e di quello cardio-circolatorio, che non hanno importanti organi nella schiena, come già detto uno dei più importanti settori del sistema nervoso risiede in questa parte del corpo: il midollo spinale. Esso rappresenta la più grande via nervosa periferica, dalla quale si dipartono e giungono i nervi provenienti da tutto l’organismo.

SCOLIOSI

Sfortunatamente la scoliosi è una patologia che, a differenza di altre, non può essere prevenuta. È però auspicabile una diagnosi precoce che farà salire la percentuale di successo della terapia. Si è portati a pensare che determinati sport possano guarire questa patologia ma, purtroppo, le cose non stanno così. È vero invece che un determinato tipo di ginnastica, contribuendo a rinforzare la muscolatura della schiena, può essere di valido aiuto nella cura della scoliosi.

TRATTAMENTO

Il trattamento della scoliosi è correlato ai suoi valori angolari:
– Il trattamento della scoliosi compresa tra 10° e 20° consiste nell’osservazione attenta (clinica e radiografica) e nella istituzione di un programma di esercizi di ginnastica e/o nella pratica di una attività sportiva (meglio astenersi dal praticare le attività sportive che esaltano la flessibilità come la ginnastica artistica e ritmica, la danza classica e il nuoto ecc., e meglio praticare sport in carico – come la corsa – che possono essere benefici, soprattutto in caso di atteggiamento scoliotico). Molti casi non necessitano di altro che di questo ed arrivano alla maturità scheletrica senza variazioni angolari sostanziali dall’epoca della prima osservazione.
– I casi che mostrano una evoluzione oltre i 20° e sotto i 35°- 40°, in epoca pre-puberale, necessitano di un trattamento con busti (corsetti) ortopedici. I casi che continuano a progredire nel peggioramento, anche utilizzando un corsetto correttivo, o che sono rigidi ai test di deflessione sin dall’inizio, rispondono ad un preventivo trattamento con gessi correttivi che ottengono una correzione pro-gressiva, che viene poi mantenuta con un corsetto chiamato Lionese prototipo di tutti i corsetti che agiscono passivamente, mediante spinte statiche, che riproduco l’azione del gesso. I risultati estetici sono eccellenti, così come l’arresto del peggioramento angolare.
– Oltre i valori angolari di 35° e 40°, sia all’inizio del trattamento, che in caso di insuccesso del trattamento con gessi e corsetti, è indicato ricorrere al trattamento chirurgico della deformità, che consiste modernamente nella correzione della curva mediante l’utilizzazione di barre metalliche, uncini o viti inserite nelle vertebre (strumentario introdotto da Cotrel e Duboussett nel 1985)

CIFOSI E IPERCIFOSI

La colonna vertebrale presenta un fisiologico atteggiamento in cifosi dorsale: questa è una curva a convessità posteriore, sul piano sagittale (passante per il centro della fronte, naso, ombelico). Tale curva può essere compresa tra i 20° e i 40°; quando si superano questi valori, si parla d’ipercifosi. Possiamo distinguere varie forme: congenita, infantile (dorso curvo astenico), giovanile (morbo di Sheuermann), acquisita, idiopatica (vale a dire da causa sconosciuta):
– La forma congenita, meno frequente, è determinata da alterazioni della forma e della differenziazione dei corpi vertebrali;
– La forma infantile, anche detta “dorso curvo astenico”, è caratterizzata da un deficit dell’apparato muscolare del soggetto, incapace di mantenere una corretta postura del corpo. Spesso in questo tipo di cifosi gioca un ruolo molto importante la psicologia degli adolescenti (sono pazienti tra gli 8 e i 14 anni, spesso svogliati, privi d’appetito, introversi), che può portarli ad atteggiamenti di “chiusura” psichica, ma anche somatica (posture scorrette);
– La forma giovanile o m. di Sheuermann colpisce ragazzi compresi tra 15 e 17 anni; la caratteristica della malattia è rappresentata da una ridotta resistenza delle limitanti vertebrali, (i lati superiore e inferiore di una vertebra), dorsali, con conseguente prolasso, (caduta), del nucleo polposo, (la parte centrale del disco intervertebrale), nella vertebra sottostante: ciò causa un’alterazione dell’accrescimento delle vertebre, che tendono a deformarsi come dei cunei;
– La forma acquisita è generalmente post-infiammatoria o post-traumatica.
– La forma idiopatica. La prima manifestazione è la progressiva deformazione del dorso. Nella forma infantile e in quella giovanile all’accentuarsi della cifosi dorsale si associa l’accentuarsi della lordosi lombare, (la lordosi è una curva, fisiologica a livello lombare e a livello cervicale, che, all’opposto della cifosi, è caratterizzata da concavità posteriore, sempre sul piano sagittale). Oltre al problema estetico, il paziente riferisce dolori in regione dorsale e lombare, e difficoltà nella pratica sportiva ed in alcune attività quotidiane, determinate dalla ridotta elasticità della colonna vertebrale.

Come per la scoliosi, la cifosi va seguita radiograficamente per valutarne l’evolutività. Mentre nelle forme meno gravi sarà sufficiente un’idonea fisioterapia, mirata al rinforzo della muscolatura paravertebrale e addominale, nonché al riallineamento della colonna e della postura in generale, e all’elasticizzazione del rachide dorsale, nelle forme più evolutive, con unaggravamento della curva superiore a 5° tra un bilancio radiologico e il successivo (per curve comprese tra i 45° e i 55°), sarà necessario anche un trattamento ortopedico. Questo consisterà nell’utilizzo di un’ortesi gessata per 4 settimane, seguita da un corsetto rigido da portare solo la notte. Tale trattamento sarà seguito anche nelle cifosi con più di 55° e in quelle particolarmente dolorose. Nella forma infantile, o dorso curvo astenico, potrà essere utile anche una rieducazione psicomotoria e la pratica di sport di slancio come la pallavolo e la pallacanestro, (che tra l’altro agiscono anche psicologicamente, giacché sport di squadra), o la ginnastica a corpo libero.

Soltanto quando la cifosi raggiunge un grado di deformità e di rigidità tali da non essere più correggibile con metodi incruenti, e quando l’evolutività è tale da farci presumere ulteriori danni per la stessa colonna e per il torace (cifosi superiori ai 55°- 60°), si può ricorrere all’intervento chirurgico. Anche in questi casi, tuttavia, l’intervento dovrà essere sempre preceduto da fisioterapia e trattamento ortopedico.

LORDOSI E IPERLORDOSI

Siamo in presenza di iperlordosi là dove la curva lordotica lombare ha un angolo maggiore di 45° (la curva è normale quando la sua angolazione è compresa tra 45° e 10°).

L’iperlordosi è una patologia molto più frequente nel sesso femminile a causa della diversa conformazione ossea e delle abitudini culturali (ad esempio tacchi alti). Infatti, il tacco aumenta l’iperlordosi lombare in maniera direttamente proporzionale alla sua altezza, determinando così un peggioramento posturale. Inoltre, il prolungato utilizzo di tacco alto è in grado di accorciare, retraendolo, il tendine di Achille e ciò rende poi difficile la tolleranza di scarpe senza tacco (tale riadattamento viene però agevolato dalla presenza di plantare ergonomico).

– Per correggere tale patologia sarà necessario lavorare in accorciamento sui quei muscoli che diminuiscono la lordosi (tutti quelli cioè che realizzano il movimento di retroversione del bacino), ischiocrurali (semimembranoso, semitendinoso, bicipite femorale), cioè la parte posteriore della coscia, addominali e glutei andranno potenziati tramite esercizi come il legcurl e leg-press (eseguito senza esagerare per non potenziare troppo il retto femorale), crunch a gambe tese, calcio dell’asino e tutti quei movimenti alla glutes machine e viceversa lavorare in allungamento sugli altri (tutti quelli cioè che realizzano il movimento di anteroversione del bacino), lombari, ileo-psoas, retto femorale (parte anteriore della coscia) andranno allungati e detensionati tramite esercizi di stretching specifici.

Oltre ad eseguire esercizi di potenziamento e di stretching sono consigliate sedute di ginnastica posturale per correggere gli atteggamenti errati.

SPONDILOLISI

Il rachide è costituito da una serie di ossa connesse chiamate “vertebre”. In circa 5% della popolazione adulta, c’è una rottura in fase di sviluppo in una delle vertebre, di solito nel punto dove la parte lombare della colonna vertebrale si unisce al tratto sacrale. Ciò può avvenire come una frattura da stress. Questa frattura di solito non si guarisce come un osso normale, a causa delle forze costanti che si esercitano nel tratto lombare. Questo tipo di frattura, chiamato spondilolisi, è semplicemente una rottura in una parte della vertebra (vedere figura 1) e può non causare alcun tipo di problema. Comunque, a volte la vertebra rotta scivola in avanti sulla vertebra di sotto. Questo processo è conosciuto come spondilolistesi istmica.

La spondilolisi è una malformazione vertebrale che consiste nella mancanza della continuità ossea tra le apofisi articolari superiori e quelle inferiori di una stessa vertebra, ed è causata dalla mancata ossificazione dell’arco posteriore del corpo vertebrale.

La spondilolisi si manifesta tipicamente sulle vertebre lombari e predispone alla successiva spondilolistesi, solitamente non mostra sintomi e viene rilevata casualmente nel corso di un esame radiologico o tomografia assiale computerizzata. La terapia è ortopedica (corsetti), al fine di prevenire la spondilolistesi. La spondilosi affligge principalmente il tratto lombare della popolazione sopra i quaranta anni, dolore e rigidità mattutina sono i classici sintomi. Il tratto lombare supporta la maggior parte del peso corporeo, quindi, quando forze degenerative compromettono la sua integrità strutturale, vari sintomi, tra cui principalmente il dolore, si manifestano.

I movimenti stimolano le fibre dell’annulus fibrosus e le faccette articolari; lo stare seduti per lunghi periodi può portare dolore e altri sintomi a causa della pressione sulle vertebre lombari. Movimenti ripetitivi di sollevamento e di flessione del tronco

SPONDILOLISTESI

La spondilolistesi consiste nello slittamento in avanti di una vertebra sull’altra, è spesso dovuta alla presenza della spondilolisi, che priva la vertebra del suo dispositivo di fissazione posteriore, più raramente è la conseguenza di un trauma. Si tratta di una condizione che pur potendo interessare anche il tratto cervicale e dorsale, privilegia nettamente il tratto lombare.

Si classificano cinque tipi di spondilolistesi: congenito, istimico (frattura da stress dell’istmo vertebrale, come nei casi di sovraccarico in certi sport), degenerativo, traumatico e patologico (inteso su base oncogena).

I pazienti che soffrono di spondilolistesi lamentano forti dolori nella zona lombosacrale e sciatica, tale dolore può diffondersi anche agli arti inferiori ed essere aggravato da una compressione in corrispondenza della zona lesa. Nei casi più gravi la spondilolistesi dà luogo ad una deformità caratterizzata dall’accorciamento del tronco e dallo spostamento in avanti dell’addome. Il trattamento può essere farmacologico (analgesici e antinfiammatori); ortopedico, con uso di corsetti; fisioterapico, con ginnastica assistita; ma è spesso necessario l’intervento chirurgico di artrodesi degli archi vertebrali posteriori.

SCIATICA

Si presenta come un dolore che parte dal basso della schiena e raggiunge la gamba o, in alcuni casi, perfino il piede. La sciatalgia, o sciatica, come viene più comunemente chiamata, è dovuta all’irritazione e/o alla compressione della radice del nervo sciatico e può provocare non solo dolore, ma anche, nei casi più gravi, un interessamento dei muscoli della gamba che può portare a ipostenia, cioè mancanza di forza, nei movimenti quotidiani, a crampi o formicolii.

Solitamente, se si verifica ipostenia, vuol dire che la situazione è piuttosto seria, poiché non si tratta di una semplice irritazione, ma di una vera e propria compressione della radice. La maggiore causa della sciatalgia è da cercarsi in una protusione o in un’ernia del disco. Altre volte, invece, può essere provocata da artrosi vertebrale, che determina la restrizione del canale di uscita della radice irritandola.

Prevenire la sciatalgia si può. La prima cosa da tenere conto è che la colonna vertebrale può evitare problemi se i muscoli funzionano alla perfezione. È necessario quindi fare un po’ d’esercizio, anche una mezz’oretta al giorno se non andate in palestra, per mantenere la spina dorsale elastica ed i muscoli allenati. Se preferite fare un po’ d’attività a casa, prediligete gli esercizi che distendono la colonna vertebrale, anche un po’ di stretching magari, e tonificate i muscoli dorsali ed addominali. Inoltre, se siete sovrappeso, mettetevi a dieta. Il peso eccessivo, infatti, predispone alla sciatalgia, perché la colonna vertebrale risente del peso in più che vi portate addosso e fa una fatica maggiore nel sostenere il vostro corpo. Se, invece, avete intenzione di fare uno sport fuori casa, prediligete quelli che non fanno effettuare alla colonna vertebrali movimenti troppo bruschi. Ad esempio, evitate sport come l’equitazione o la corsa, che sottopongono il vostro corpo a “scosse” alla spina dorsale, provocando microtraumi ai dischi intervertebrali. Preferite, invece,il nuoto, l’acquagym, la bicicletta, la passeggiata veloce, la palestra in generale. In questo caso, scegliete con accuratezza i macchinari da utilizzare, evitando di sottoporre la colonna vertebrale a sforzi troppo impegnativi.

Quando la sciatalgia è già presente, si hanno a disposizione tre trattamenti che possono aiutarci a recuperare la salute. Innanzitutto, se la causa della sciatalgia è una irritazione della radice del nervo sciatico, è consigliata la somministrazione di antinfiammatori per circa una decina di giorni, stando a riposo ed indossando un busto semirigido che prenda la parte bassa della schiena. Terminato il periodo di riposo, ci si può alzare e fare movimenti non eccessivamente pesanti e/o bruschi, sempre indossando il busto. Se, invece, la causa del dolore può risiedere nella compressione della radice, allora la terapia cambia. Prima, però, la diagnosi va confermata da una radiografia ed una TAC lombo-sacrale per vedere se effettivamente c’è una protusione o un’ernia discale. Se la diagnosi viene confermata ed il dolore non è associato a ipostenia, la terapia prescritta solitamente consiste in un primo approccio antinfiammatorio per poi passare, dopo che la fase di dolore acuto si sia calmata, a massaggi, sedute con ultrasuoni e/o infrarossi. In generale, dopo circa tre mesi di applicazioni, il dolore scompare del tutto perché l’ernia si riassorbe da sola.

Infine, si prospetta la terapia chirurgica solo nei casi più gravi, quando, cioè, le altre soluzioni non hanno dato esito positivo per almeno tre mesi consecutivi e/o quando il dolore alla gamba diventa insostenibile e limita effettivamente i movimenti e le azioni quotidiane. In quei casi, è necessario asportare l’ernia discale che si è venuta a creare.

LOMBALGIA

Con il termine lombalgia si indica il dolore che colpisce la regione lombare e sacrale (mal di schiena). La lombalgia è un problema molto diffuso tanto da rappresentare una delle più frequenti cause di consultazione medica. La lombalgia inoltre è la principale causa di assenteismo dal lavoro. Da recenti statistiche risulta che in Italia il 40% della popolazione soffra di lombalgia. Bisogna comunque segnalare che nella maggior parte dei casi di lombalgia non esiste un problema specifico della colonna vertebrale.

Tra le cause specifiche della lombalgia possiamo elencare anomalie congenite e acquisite della colonna, infiammazioni cute, traumi o fratture, discopatia, gravidanza eccetera. Vi sono poi numerose cause non specifiche della lombalgia: vita sedentaria, sovrappeso, stress, forma fisica scadente, depressione eccetera.

L’organismo risponde al dolore causato dalla lombalgia con una contrattura della muscolatura lombare la quale aumenta la sensazione di dolore accompagnandola a una marcata difficoltà nel movimento del tronco. Nei casi di lombalgia è necessario scegliere la terapia più adeguata, soprattutto in base all’intensità delle manifestazioni ed allo scopo terapeutico. Nei casi di lombalgia con dolori acuti e intensi si è dimostrata la buona efficacia di farmaci antinfiammatori. Se invece la lombalgia è associata a dolori continui e persistenti è necessario effettuare dei trattamenti più complessi e articolati, tenendo conto anche delle condizioni della colonna vertebrale. Solitamente si utilizzano sia antinfiammatori non gastrolesivi sia la fisioterapia.

E’ consigliabile praticare un’attività fisica moderata, per ridurre la disabilità cronica e velocizzare la guarigione dalla lombalgia. La prevenzione ha un ruolo fondamentale nel contrastare la lombalgia. I due punti fondamen- tali sono l’educazione posturale e il mantenere uno stile di vita attivo.

ERNIA DEL DISCO

L’ernia del disco è la rottura di un disco intervertebrale. Posti tra una vertebra e l’altra, i dischi funzionano come degli “ammortizzatori” della colonna vertebrale. Ogni disco è costituito da un anello fibroso esterno di cartilagine e da una parte interna, gelatinosa, chiamata nucleo polposo, costituita prevalentemente di acqua. Quando l’anello esterno perde di consistenza o si rompe, parte del nucleo si fa strada tra una vertebra e l’altra con comparsa dell’ernia, che dunque è in realtà un’ernia del nucleo polposo. Tutti i dischi intervertebrali possono rompersi, ma di solito la rottura interessa i dischi posti nel tratto lombosacrale della colonna vertebrale e, meno frequentemente, quelli del collo.

Il sintomo principale della rottura di un disco intervertebrale è il dolore localizzato nel punto della colonna vertebrale interessato. Più spesso sono coinvolte le vertebre lombari e pertanto si avrà la comparsa di un mal di schiena (lombalgia). Il dolore può insorgere acutamente, in seguito ad uno sforzo anche lieve, come nel classico “colpo della strega”, oppure manifestarsi progressivamente: all’inizio è soltanto un lieve fastidio alla schiena, per diventare nelle ore o nei giorni successivi sempre più forte e insopportabile, fino a impedire le normali attività quotidiane (alzarsi dal letto, lavarsi, sedersi, divertirsi). È bene precisare che l’ernia del disco non è l’unica causa possibile di lombalgia, che anzi è più frequentemente determinata da condizioni patologiche meno gravi (artrosi, posture scorrette o eccessivo carico di lavoro per la colonna vertebrale). Quando però il dolore interessa anche i glutei e gli arti inferiori, con possibili difficoltà di movimento e sensazioni di formicolio alle gambe, si parla di lombosciatalgia, comunemente detta sciatica. In questo caso è molto probabile che la sintomatologia sia dovuta ad un’ernia del disco che irrita o schiaccia del tutto il tratto iniziale (le radici) del nervo sciatico, un lunghissimo nervo che origina proprio in corrispondenza delle vertebre lombari e termina nel piede.

La rottura del disco è in genere dovuta ad una progressiva degenerazione del suo anello esterno cartilagineo; l’anello tende naturalmente a perdere elasticità già dai 20 anni, ma in alcuni soggetti, probabilmente per una predisposizione individuale, tale processo degenerativo è più rapido e accentuato e determina precocemente disturbi più o meno gravi. L’ernia del disco è una malattia tipica dei giovani adulti, tra i 30 ed i 40 anni di età, in alcuni casi impegnati in attività professionali o sportive che comportano un lavoro notevole per la colonna vertebrale. Meno frequente è la rottura traumatica del disco (per esempio, incidenti durante attività sportiva, incidenti stradali, cadute).

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